Il nuovo reato di istigazione alla corruzione tra privati.

Il decreto legislativo 15 marzo 2017, n. 38, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 75 del 30 marzo 2017, che entrerà in vigore il 14 aprile 2017, introduce nel nostro ordinamento la nuova fattispecie di istigazione alla corruzione tra privati, prevista all’articolo 2635-bis del Codice Civile. L’intervento normativo si pone, per altro, in linea con le direttive provenienti dall’Unione Europea, così come trasposte nella decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio, del 22 luglio 2003, cui il decreto dà attuazione, ed in particolare all’articolo 3 della stessa, che impone a ciascuno stato membro di adottare le misure necessarie affinché venga punita l’istigazione alla corruzione anche se posta in essere fra privati.

La nuova norma, modellata su quella di cui all’articolo 322, comma 2 del Codice Penale (Istigazione alla corruzione), punisce l’istigazione alla corruzione attiva e passiva, in entrambi i casi procedibile esclusivamente previa querela della persona offesa.

Soggiace dunque alla pena di cui all’articolo 2635 comma 1 c.c., ridotta di un terzo (da 8 mesi a due anni di reclusione), colui che offre o promette denaro o altra utilità non dovuti a qualunque soggetto che rivesta una posizione apicale o di garanzia all’interno di una società - registrandosi anche in questo caso un’ulteriore novità rispetto alla disciplina previgente, che menzionava esclusivamente soggetti che rivestissero formalmente incarichi di amministrazione e di controllo – qualora l’offerta o la promessa non sia accettata.

Si applica la medesima pena di cui all’articolo 2635-bis c.c. anche nell’ipotesi di istigazione passiva alla corruzione, la quale si configura qualora sia colui che esercita attività professionale all’interno della società a sollecitare, anche per mezzo di persona interposta, una promessa o dazione di denaro o di altra utilità, impegnandosi in cambio a compiere od omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al proprio ufficio o degli obblighi di fedeltà, sempre che la sollecitazione non sia accettata da parte del privato, altrimenti, si realizzerebbe la fattispecie piena di cui al 2635 c.c..

Un’ulteriore novità sembra riguardare il bene giuridico oggetto di tutela, che, secondo parte della dottrina, non andrebbe più rinvenuto nella salvaguardia del patrimonio societario, bensì nel rispetto degli obblighi di fedeltà, ed in generale di quelli inerenti l’esercizio di attività professionale all’interno di una società, imposto alla pluralità di soggetti che al suo interno rivestono posizione apicale/manageriale.

L’intervento normativo realizzatosi con il D.Lgs. n.38 del 2017 dà dunque ulteriore attuazione alla decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio, ponendosi sulla scia dei precedenti interventi, realizzatisi soprattutto attraverso la Legge Severino (L.190 del 2012). Viene infatti ampliato il novero dei comportamenti punibili perché idonei a cagionare un danno all’economia nazionale, oltre che una distorsione della concorrenza, anche se posti in essere da privati; viene estesa – attraverso la modifica dell’articolo 2635 c.c. - la platea di soggetti punibili, non più ristretta a coloro i quali esercitano funzione di amministrazione e/o controllo formalmente conferita. Ulteriori novità riguardano infine le pene accessorie, di cui al nuovo articolo 2635-ter c.c., e le sanzioni pecuniarie previste dal D.Lgs.231/2001 nel caso di responsabilità amministrativa delle imprese, per casi di corruzione attiva e istigazione alla corruzione attiva tra privati.

Dott.ssa Alessandra Cacioppo

Studio S&R - Agrigento

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